L’Italia al World Defense Show 2026 in Arabia Saudita

Riccardo Niccoli – Da domenica 8 a giovedì 12 febbraio, si è tenuta a Riyadh, Arabia Saudita, la terza edizione del salone internazionale “World Defense Show” (WDS), dedicato a sistemi d’arma, mezzi ed equipaggiamenti negli ambiti terrestre, aereo, navale, spaziale e della sicurezza. Il settore mediorientale è in una fase molto dinamica, in cui alcuni paesi – come Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar – stanno portando avanti importanti programmi di sviluppo, per passare dal semplice ruolo di ricchi compratori di strumenti per la difesa, a quello di partner industriali, con l’obiettivo finale di sviluppare la propria economia e raggiungere una certa autonomia progettuale e costruttiva in molti settori.

I numeri dell’edizione 2026 del WDS sono stati da record, confermando la crescente importanza di questa rassegna: 1.486 espositori da 89 paesi, 513 delegazioni ufficiali in visita da 121 paesi, 137.000 visitatori. Durante il salone sono stati annunciati 60 contratti del valore approssimativo di 33 miliardi di Riyal Saudita (7,4 miliardi di Euro).

Al salone erano presenti naturalmente alcune delle principali aziende e gruppi della difesa italiani, pronti a contendere alla concorrenza le opportunità che si stanno presentando sui mercati dell’area e in Arabia Saudita in particolare. Segnaliamo in particolare la presenza di Leonardo, Fincantieri, Iveco Defense Vehicles, MBDA e Beretta. A riprova dell’importanza del salone, non è mancata una delegazione ufficiale del Governo italiano, guidata dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, e in cui spiccavano il Direttore Nazionale degli Armamenti, Ammiraglio di Squadra Giacinto Ottaviani, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva e il Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto.

Leonardo ha portato allo Show solo due velivoli, un C-27J e un elicottero NH-90 nei colori del Qatar.  Tuttavia, gli sforzi di marketing sono stati certamente più importanti di quanto la presenza in mostra statica potesse far pensare. Abbiamo chiesto a Tommaso Pani, SVP Marketing and Sales della Divisione Aeronautica, su cosa stia puntando attualmente Leonardo. “Nell’area, e in particolare in Arabia Saudita, noi abbiamo alcune opportunità sia a livello di trasporti, e in particolare diciamo airlifter nella configurazione da pattugliamento marittimo, che stiamo proponendo a varie forze armate saudite, in particolare aeronautica e marina, e soprattutto a quest’ultima. In una prospettiva di medio periodo siamo comunque proponendo anche la soluzione training quindi l’M-346. C’è un mercato che si sta aprendo, in realtà tutti i paesi che hanno acquistato e hanno in servizio l’Hawk, come i sauditi, stanno valutando quelle che possono essere le soluzioni per sostituirlo. Il discorso 346 si muove moltissimo, c’è un mercato molto molto vario. Cito Giappone, Canada, Australia, Qatar, US Navy, Finlandia, Gran Bretagna, c’è tutto il mondo che riguarda la sostituzione dell’Hawk. Anche in Brasile lo stiamo proponendo a aeronautica e marina, ma non credo che sia qualcosa che rientri in tempistiche brevi.”

Cosa ci può dire invece riguardo all’M-345?  “Su questo velivolo come sapete sono iniziati corsi a Galatina a giugno e le cose stanno andando bene, l’Aeronautica italiana è contenta di quelle che sono le performance della macchina, sono state già raggiunte le 1.000 ore di volo presso il 61° Stormo. Noi siamo in contatto con la scuola, lavoriamo strettamente con loro, chiaramente è un prodotto che adesso che è partito ci vedrà lavorare molto a livello di marketing, adesso vanno costruite tutte opportunità export, ad esempio saremo presenti con l’M-345 in maniera importante alla prossima Military Flight Training Conference in Svizzera, in aprile.”

Per finire, come vanno le cose per quanto riguarda le esportazioni dell’Eurofighter Typhoon, per quanto di competenza di Leonardo? “Allora, diciamo che noi lavoriamo con il Bangladesh, dove è stata siglata una lettera di intenti che è stata pubblicizzata dalla stessa Bangladesh Air Force, quindi siamo in fase di negoziazione. Per le Filippine abbiamo risposto all’ RFI, e siamo in attesa che venga emessa una RFP. Anche in questo caso, sulle tempistiche è sempre complicatissimo esprimersi, potrei dire una cosa ed essere smentito domani o tra tre mesi, è molto complicato. In Polonia siamo sempre presenti, quella è una campagna che noi siamo stiamo seguendo con attenzione, ed è una campagna lunga come tutte le campagne.  Il Typhoon sarebbe perfetto per loro nel contesto della difesa europea, oltretutto hanno bisogno di una capacità di superiorità aerea, perché hanno vicino gli aerei russi che volano anche ad altitudini in cui l’Eurofighter opera molto meglio di tante altre piattaforme, quindi dal punto di vista operativo sarebbe la soluzione migliore, anche perché farebbe entrare la Polonia nel mondo della difesa europeo.”

Leonardo era presente a Riyadh anche per spingere ovviamente nel settore dell’ala rotante, dove ha già numerosi clienti. Ne parliamo con Nicolò Sanguineti, VP Military Sales International Campaigns della Divisione Elicotteri: “L’Arabia Saudita è un mercato molto importante per noi. In generale guardiamo all’area mediorientale con l’NH-90 in versione NFH. Abbiamo la macchina qui in mostra statica non a caso. Il secondo progetto importante che abbiamo come Leonardo è il 149, anche nella versione K, quindi la versione con motore Safran. Riteniamo che possa coprire vari ruoli visto che il 149 multiruolo andrebbe a sostituire fondamentalmente, a seconda dei paesi potenziali clienti, modelli come i vecchi Puma o anche ad affiancare i Black Hawk. Le missioni sono diverse, dal Combat SAR al Medevac, al trasporto tattico. Il differenziale che offre questa macchina è che avendo un motore molto potente permette di fare tutte le missioni, in particolare d’estate con molto caldo ma soprattutto nell’area sud occidentale dove ci sono le montagne.”

Ci potrebbero essere delle opportunità anche per il 249? “Riguardo al 249 ovviamente in alcuni casi la consideriamo una soluzione moderna e competitiva rispetto a quanto esistente, come l’Apache. Le tempistiche per l’Italia sono confermate, abbiamo i prototipi che stanno volando a pieno regime.  Per il primo batch di elicotteri bene o male le tempistiche sono confermate poi ovviamente si sta già procedendo per valutare eventualmente elementi aggiuntivi del secondo batch. In questo momento siamo a pieno regime per arrivare alla consegna di una macchina di serie, si parla entro il 2027. Le prove vanno bene, la macchina devo dire che da un punto di vista di veicolo è nata molto bene, si è visto sin dai primi voli, quando ancora non era da supportata dall’autopilota, quindi volava completamente in manuale, e ha dimostrato veramente, a livello di manovrabilità, di fluidità di volo e di potenza, di essere effettivamente nata bene. Sia come veicolo che come parte di missione stiamo raggiungendo i target che ci eravamo dati, come sul discorso Manned-Unmanned Teaming, che è uno di quegli aspetti su cui stiamo assolutamente già lavorando insieme all’Esercito in quanto è sicuramente una di quelle capacità urgenti e attuali che stiamo cercando di capire come riuscire a integrare già in una prima fase per renderlo subito effettivo. Il multidominio che abbiamo sulla macchina già ha tutti gli “ingressi” per riuscire a gestire anche un MUM-T, oltre che i launch effectors e quindi diciamo che abbiamo il “cervello”, si tratta poi di trovare proprio le componenti da controllare, però la cosa positiva e di vantaggio rispetto ad altre macchine, in particolare l’Apache, che a livello di veicolo potrebbe sembrare bene o male comparabile, è che a livello di “cervello” sicuramente abbiamo un vantaggio generazionale, perché il 249 già nasce con questa previsione. Questo è l’aspetto vantaggioso che ci permette di essere più rapidi su questo tema che è molto importante.” Che si può dire sulle possibilità di esportazione? Si è parlato da subito della Germania, ad esempio. “Sicuramente la Germania è uno di quei paesi dove effettivamente stiamo lavorando, ma non è il solo. Ci sono tanti altri paesi anche in quest’area mediorientale. La Germania sarebbe un po’ un simbolo, lo considererei proprio un partner ideale europeo.”

Tra i risultati di spicco di questa edizione del WDS, figurano la decisione della marina saudita di acquisire da Leonardo quattro esemplari di C-27J in versione MPA, da pattugliamento marittimo e lotta antisommergibile, velivoli quindi che oltre a essere dotati di una suite di missione ATOS, verranno integrati anche con armamenti, presumibilmente siluri MU90 e missili antinave Marte-ER. Al momento di scrivere queste note, il contratto non era stato ancora confermato da Leonardo. Fincantieri, da parte sua, vanta un importante contratto siglato dalla controllata WASS per la fornitura alla marina saudita di siluri MU90, per un valore di ben 200 milioni di Euro, il contratto più ricco mai firmato dall’azienda di Livorno.

Le collaborazioni industriali dei gruppi italiani in ambito saudita potrebbero farsi molto interessanti quando verranno approfonditi e sviluppati i Memorandum di collaborazione industriale siglati (nell’ambito del progetto “Saudi Vision 2030”) tra Leonardo e il Ministero degli Investimenti del Regno nel febbraio 2024, all’ultima edizione del WDS, e tra i governi di Arabia Saudita e Italia nel gennaio 2025, che dovrebbero portare a collaborazioni industriali molto spinte, compresa la localizzazione di linee di produzione e di supporto tecnico-manutentivo. Le tempistiche, tuttavia, non sembra potranno essere brevi.

(foto: R. Niccoli)