Global Combat Air Programme: il punto

A MILANO, PRESSO IL COMANDO DELLA SQUADRA AEREA, SI E’ TENUTO IL 10 GIUGNO IL CONVEGNO CESMA DAL TITOLO: GLOBAL COMBAT AIR PROGRAMME: SOVRANITÀ E COOPERAZIONE, TECNOLOGIA E INDUSTRIA. La conferenza ha stimolato la riflessione con le realtà industriali e accademiche del nord Italia in ottica di cooperazione e competizione internazionale nel campo dell’aerospazio e difesa.

Riccardo Niccoli – A Milano, si è tenuto il Convegno dal titolo “Global Combat Air Programme (GCAP): sovranità e cooperazione, tecnologia e industria” a cura del CESMA (Centro Studi Militari Aerospaziali) – Associazione Arma Aeronautica.

Il convegno, dopo l’intervento introduttivo del Generale di Squadra Aerea Alberto Biavati in qualità di Comandante del Comando Squadra Aerea e 1ª Regione Aerea di Milano, ha visto la presenza, per la prima volta in Italia, del Generale di Squadra Aerea Giandomenico Taricco, Vicedirettore del Programma GCAP, unitamente ai massimi esperti nazionali del settore di riferimento, sia dell’industria che dell’università e centri di ricerca. Hanno partecipato alle tavole rotonde il Dott. Alessandro Marrone, dell’Istituto Affari Internazionali; l’Ing. Marco Zoff, di Leonardo; l’Ing. Riccardo Procaccia di AvioAero; la Dott.ssa Claudia Mona, della Secondo Mona; l’Ing. Giovanni Murettino di Aerea; il Prof. Andrea Locatelli dell’Università Cattolica; i Prof. Giorgio Guglieri e Marco Lovera dei Politecnici di Torino e Milano; il Prof. Paolo Cerabolini, Presidente del Cluster Aerospazio Lombardia; l’Ing. Fulvia Quagliotti, Presidente del Cluster Aerospazio Piemonte.

La conferenza ha voluto stimolare la riflessione con le realtà industriali e accademiche del nord Italia sul posizionamento internazionale del Paese quanto a competenze, innovazione e supply chain, alla luce delle dinamiche di cooperazione e competizione internazionale nel campo dell’aerospazio e difesa e del ruolo delle forze armate.

Il Generale di Squadra Aerea Alberto Biavati ha ribadito nel suo intervento come “in un contesto in cui la riflessione strategica deve saper anticipare le sfide del domani, iniziative come quella odierna sono preziose occasioni di confronto e di costruzione del pensiero collettivo anche grazie alla presenza a tutti i relatori e moderatori intervenuti. Avete saputo offrire, ciascuno dal proprio angolo prospettico, un contributo di eccezionale valore su un tema, complesso e articolato, come quello del Global Combat Air Programme (GCAP), che costituisce uno dei pilastri fondamentali per il futuro della nostra Difesa e della nostra industria. Abbiamo ascoltato oggi un ventaglio ampio e approfondito di analisi: dalla dimensione geopolitica della cooperazione trilaterale tra Italia, Regno Unito e Giappone, agli aspetti tecnologici, industriali e accademici connessi allo sviluppo del futuro sistema aereo da combattimento”.

Il Generale di Squadra Aerea Giandomenico Taricco ha evidenziato come “con il programma GCAP, la Difesa italiana in generale e l’Aeronautica Militare in particolare, puntino a mantenere un vantaggio operativo nei complessi scenari futuri, continuando a garantire al sistema paese rilevanza operativa nei domini Air & Space”, attraverso un sistema abilitante multi-dominio. Sempre il Generale. Taricco ha continuato ribadendo che “il progetto è stato ideato per lo sviluppo e la costruzione del caccia del futuro, quale primo step, per un jet supersonico di sesta generazione destinato a sostituire l’attuale Eurofighter Typhoon e garantire la Difesa Aerea dell’Italia e della NATO. Tuttavia sarà il primo elemento del futuro sistema aereo da combattimento, definito come il “sistema dei sistemi”, che dovrà operare nei cinque domini, aria, terra, mare, spazio e cyber, secondo una struttura stellare nella quale il fighter di nuova generazione sarà la piattaforma centrale connessa con altri “sistemi” periferici, pilotati e non pilotati”. La cooperazione tra la Difesa, l’industria ed il mondo accademico sarà la chiave del successo per la partecipazione nazionale al programma GCAP.

Il Direttore del CESMA, Gen. S.A. (r) Giovanni Fantuzzi nel suo intervento ha sottolineato che “il GCAP non è solo un programma tecnico-operativo: è un progetto che coniuga visione a lungo termine, capacità industriali d’eccellenza e cooperazione internazionale di altissimo livello. Il convegno ha rappresentato anche la giusta cornice per la presentazione dello studio IAI (Istituto Affari Internazionali) dal titolo “The New Partnership among Italy, Japan and the UK on the Global Combat Air Programme” ed ha rappresentato un momento importante come fonte di spunti per il dibattito”.

L’Ing. Marco Zoff, nel suo intervento ha rimarcato come “il modello consortile tipo Eurofighter lasciava qualcosa forse di complicato dal punto di vista della velocità, e vi era anche della competizione tra le industrie per accaparrarsi quote di lavoro. E’ una torta a somma zero, dove i partner cercano di accaparrarsi la fetta più ampia, questo è un po’ il modello precedente. È un modello tipo Feeder in cui ogni azienda ha la sovranità su uno o più sistemi. È un modello che porta le aziende a cercare di accaparrarsi più sistemi possibili, perché se io ho la responsabilità di un sistema e ho più quote di lavoro, ovviamente ho un maggiore ritorno industriale. Questo comporta tutta una serie di complessità che si sono cercate di superare con il modello GCAP. Il modello GCAP funziona con la volontà di creare una Joint Venture paritetica, cioè posseduta per un terzo da ciascuna delle tre partner Company. Non solo, la Joint Venture ha una sede centrale, che è stata decisa essere a Reading, vicino Londra, ma le cosiddette National company, cioè le appendici nazionali che lavoreranno operativamente sono possedute al 100% da questa. Quindi implicitamente anche ogni organismo nazionale è indirettamente, posseduto per un terzo da tutte e tre le partner Company. Questo spiega perché c’è un ritorno equo. L’altra metà della questione è che a differenza dei casi precedenti, la Joint Venture non è solo una scatola contrattuale. Un contratto non viene dato dal consorzio, il quale poi gira il lavoro alle società nazionali. La Joint Venture ha in sede forze tecniche e tecnologiche per progettare il velivolo. Quindi è un ente che ha una piena sovranità e padronanza tecnologica su prodotto e che ha la piena proprietà tecnologica di quello che fa. Questo modello ovviamente non è privo della necessità di negoziare, è un modello che ha una sua quota di negozione interna fra le nazioni. Perché è chiaro che l’allocazione del lavoro alle Company ha una sua importanza, anche se sono possedute per un terzo da tutti quanti. Però, è un modello che porta necessità di contribuzione in maniera diversa dal passato.”

Sul ruolo di Leonardo nel programma, l’Ing. Zoff ha sottolineato che “possiamo portare due cose rilevantissime come Leonardo: la prima è che a differenza degli altri due partner abbiamo uno spettro orizzontale di competenze più ampio. Noi siamo velivolisti, ma siamo anche elettronici, siamo cyber, siamo spazio, non ce lo scordiamo, perché questo GCAP è fortissimamente integrato con tutto quello che succede sopra i 20 km di altezza. E siamo ovviamente capaci di portare tecnologia multi dominio, che le altre due aziende hanno nel loro DNA in misura molto minore di noi, perché ovviamente sono velivolisti puri o nel caso dell’elettronica sono più componentisti. Come sapete il tema del multidominio e dell’elettronica come tessuto connettivo della disseminazione dei dati è il cuore della Leonardo del futuro, anche in termini di investimenti, quindi questo è un tema che sicuramente noi possiamo portare al tavolo con competenza. La terza cosa che possiamo portare al tavolo e che come velivolisti abbiamo forse una profondità verticale di integratori un pochettino più ampia degli altri, non fosse perché facciamo velivoli interi, che gli altri hanno smesso di fare da molto tempo. E’ chiaro che un Light fighter M-346 non è un GCAP, non è un fighter di sesta generazione, ma è chiaro che saper integrare un velivolo dalla A alla Z, a 360°, è una competenza che possiamo portare al tavolo. E la portiamo in maniera molto forte, vi assicuro che quando si tratta di integrare molti sistemi generali è un fatto molto rilevante.”

A precise domande sulle tempistiche del GCAP, il Gen. Taricco ha risposto che “c’è un prototipo che volerà a breve (la data indicata è il 2028, NdA), ma in realtà non è un prototipo, è un dimostratore tecnologico.Come abbiamo detto più volte questa mattina, la Gran Bretagna è partita prima e quindi essendo partita prima ha capito da subito la rilevanza di certe tecnologie e ha ritenuto di investire oltre che su un lato più concettuale, anche su un lato più pratico, ha deciso di creare un primo dimostratore. Non è un aeroplano che in qualche maniera è completamente nuovo, ma utilizza componenti esistenti, tipo il motore, che è quello dell’Eurofighter. Questo dimostratore va comunque a mettere in evidenza aspetti tecnologici particolari da approfondire e da sviluppare. La timeline la stiamo maturando, ed è una grossa una sfida. Abbiamo piena consapevolezza dell’urgenza. I più motivati su questo punto sono i giapponesi che ci aiutano, perché l’urgenza giapponese poi fa virtù e quindi aiuta tutti gli altri a correre, per cui stiamo correndo. Il programma sta entrando nella fase prima del contratto del design development che sarà il via ufficiale, che ci aspettiamo al termine di questa fase di concept. Adesso ancora c’è il confronto tra le nazioni per consolidare il progetto di base di riferimento sul cui poi si iniziarà l’attività di design development. L’orizzonte lo sapete bene é il 2035, cioé avere una prima capacità rilevante nel 2035. Ritengo che nei prossimi 3-5 anni saremo nelle condizioni di essere concretamente vicini alla realizzazione del primo prototipo ufficiale del programma.”

Per quanto riguarda l’organizzazione e i rapporti tra la parte Joint Venture e l’interfaccia governativa, il Gen. Taricco precisa: “Concettualmente siamo similari a quanto fatto per l’Eurofighter. La grande differenza è il livello di responsabilità che è stato assegnato sia all’Agenzia Governativa che all Joint Venture, dove sia dal lato governativo che dal lato industriale esistono piena accountabilità, cioè significa che la responsabilità per il contratto e per lo sviluppo stanno sia nell’Agenzia Governativa che nel consorzio industriale. Soprattutto per quanto riguarda l’industria, il consorzio Eurofighter era un abilitante ma i system design responsabili non erano nelle mani del consorzio, ma erano nelle mani delle compagnie madre. La responsabilità dei system design saranno nelle mani delle Joint Venture, che sarà pienamente responsabile dello sviluppo, della realizzazione e della gestione del sistema su tutti i punti di vista. Per quanto riguarda il marketing, cioé l’export, è un’attività prettamente nazionale. Parte sempre dal livello nazionale e dalla politica, perché è una cooperazione internazionale, un’attività molto complessa che deve ancora nascere. Una volta che si sarà definito il quadro politico, verrà dato sicuramente un mandato dalle nazioni alla Joint Venture di realizzare tecnicamente l’esportazione del sistema dove lo si vorrà esportare.”

Il Convegno ha evidenziato la necessità di diffondere presso il grande pubblico una più informata e consapevole visione delle esigenze e delle sfide che la Difesa, nazionale si trova ad affrontare, soprattutto in questo delicato periodo. Dei tre paesi partner paritari del programma Giappone, Gran Bretagna e Italia, è proprio il primo quello che ha espresso la maggiore urgenza di realizzazione del progetto, vista la sua posizione geografica nell’area dell’Oceano Pacifico, nelle vicinanze di grandi potenze non amiche, come la Cina e la Russia.

Altro importante aspetto è la spinta enorme all’innovazione tecnologica multidisciplinare che discenderà a cascata dal programma GCAP, che farà compiere al Paese tutto, lato dell’industria della Difesa, ma anche lato civile, un balzo in avanti sicuramente più ampio di quelli che già si sono registrati in precedenza, con i programmi Eurofighter e Joint Strike Fighter. Come già assodato in passato, ogni investimento economico nello sviluppo di progetti della difesa è un importante moltiplicatore che si riverbera su tutta l’economia nazionale.

(foto: Comando Squadra Aerea)